PostHeaderIcon Quali alberi per il nostro quartiere?

San Giovanni, 5 Aprile 2017

Ailanthus

di Maria Lucia Leporatti

già docente di Biologia Vegetale e Botanica Farmaceutica presso l’Università “La Sapienza” di Roma

Le alberature di parchi, giardini e strade urbane sono un importante elemento del decoro cittadino che qualifica la professionalità di chi è preposto alla loro scelta ma anche il livello di civiltà dei cittadini stessi. Progettare l’impianto di alberi (o siepi) è un‘operazione che non si limita alla piantumazione, ma necessita di attente considerazioni sulla scelta degli alberi e sulle sue possibili conseguenze.

Presentiamo una breve guida per conoscere gli alberi che occorre evitare di piantare nelle nostre strade e quelli che non provocano problemi (con esempi di alberature presenti nel Quartiere di San Giovanni).

Quando si progetta l'impianto di alberi vanno tenuti presenti vari parametri per non effettuare scelte che nel tempo si rivelino inadatte o vanifichino il risultato che si desiderava ottenere.

I parametri presi in considerazione sono quelli che attengono alla caratteristica di essere sempreverdi (evitare che alle prime piogge le foglie cadendo intasano i tombini), la resistenza all’inquinamento dannosa soprattutto per il fogliame e la resistenza ai patogeni che mettono a rischio la sopravvivenza delle piante stesse.

Altri elementi ugualmente, se non più importanti, vengono spesso trascurati (come chiunque può osservare facendo una passeggiata nel nostro come in altri quartieri).

“In primis” l’aspetto (habitus) degli alberi una volta raggiunte le dimensioni definitive:

- Altezza: per evitare che i rami più alti “entrino” nelle finestre dei palazzi (vedi via Gabi).

- Dimensioni della chioma: va commisurata, non solo all’ampiezza della strada, in cui verranno piantumati gli alberi, ma anche alla larghezza del marciapiede in modo da lasciare che questa possa svilupparsi armonicamente e non sia “obbligata” solo nella direzione della strada. Non prendere in considerazione questo parametro comporta spesso anche la distorsione del fusto, che si rivolge per “necessità” verso la parte più luminosa (vedi via Claterna).

- Distanza tra un albero e l’altro: deve essere considerata di volta in volta, a seconda delle singole specie. La distanza fra due platani (circa 20m) sarà diversa tra quella di alberi di dimensioni minori, in modo che né le chiome né gli apparati radicali si sovrappongano e si intersechino. Ciò sarebbe nocivo alle piante stesse, sia per una minore disponibilità di nutrimenti nel terreno sia per una minore possibilità di esposizione alla luce; senza contare il fatto che si renderanno necessarie potature “selvagge” che altereranno l’aspetto naturale dell’albero rendendolo più soggetto agli attacchi dei parassiti (vedi via Druso, via Carlo Felice, via Merulana).

- Ampiezza dell’apparato radicale: è importante conoscere l’estensione dell’apparato radicale, spesso causa di dissesti del piano stradale, che oltre ad essere causa di incidenti per pedoni e motociclisti comporta anche rilevanti danni economici (vedi Piazza Zama).

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Al momento della scelta è importante non dimenticare che molte piante sono causa di allergie da polline. Si tratta per lo più di specie arboree che pertanto andranno evitate (Cipressi, Pioppi, Olivi, ecc.); non sono rare anche le erbacee come la Parietaria, alcune della famiglia delle Composite e le Graminacee, tutte però spontanee e sulle quali è più difficile intervenire. Le allergie da pollini hanno una forte incidenza sulla popolazione soprattutto infantile, ed hanno un rilevante peso economico sulla spesa sanitaria.

Non va dimenticato poi che alberi di grandi o notevoli dimensioni, come Lecci e Ligustri (vedi Piazza Re di Roma o via Magna Grecia) sono appetiti dagli uccelli o perché offrono rifugio per la notte, o perché ne mangiano i frutti con spiacevoli conseguenze per le macchine parcheggiate al di sotto o anche per i passanti.

E’ necessario poi evitare quelle specie, spesso estranee alla flora indigena, che “importate” più o accidentalmente, o a volte intenzionalmente a scopo ornamentale, trovano un habitat a loro favorevole. Si tratta spesso di piante rustiche con scarse esigenze nutritive, facilitate nel diffondersi, poiché si accontentano di habitat poco ospitali, quali mattonati, asfalto, bidoni abbandonati, cumuli di rifiuti ecc.

Alberi_cadutiQueste specie non solo si “naturalizzano” (specie invasive come le Robinie) ma prosperano a scapito di quelle autoctone sostituendosi a poco a poco a queste ultime fino a causarne la scomparsa (specie infestanti). Ne è esempio negativo l’invasione di Ailanthus altissima, introdotto in Europa per la prima volta nel 1740, detto Albero del Paradiso per la velocità con cui cresce e si moltiplica essendo dotato di una doppia modalità riproduttiva, quella sessuale e quella vegetativa. Cresce molto facilmente su asfalto, muri e manufatti archeologici provocando su questi ultimi gravissimi danni, bastino gli esempi lungo le Mura Aureliane: viale Castrense, via di Porta Latina, Porta Pia, ecc. (vedi la prima Foto in alto).
Conoscere la biologia degli alberi è premessa necessaria e indispensabile per non creare danni a cose e persone, ma a volte anche il solo buon senso (che però vediamo ampiamente disatteso) può bastare per non farci vedere alberature improprie, alberi malati o capitozzati selvaggiamente, strade soffocate da giganti vegetali.