PostHeaderIcon Cosa c’è sotto le nostre strade?

San Giovanni, aprile 2017

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Il sottosuolo romano è noto per essere pieno di cavità, anche nel territorio di San Giovanni.

Qui sono numerose le problematiche idro-geologiche ma continua l’aggressione del cemento, con la costruzione di infrastrutture invasive (Metro C e Pup) che rischiano di alterarne l’equilibrio.

Abbiamo chiesto al geologo Daniele Mari di raccontare le caratteristiche del sottosuolo dei nostri quartieri, in una serie di articoli, di cui oggi pubblichiamo il primo.

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Fig. 1 - Sezione geologica schematica dei colli albani

Il sottosuolo romano è noto per essere pieno di cavità, anche nel territorio di San Giovanni.

Qui sono numerose le problematiche idro-geologiche ma continua l’aggressione del cemento, con la costruzione di infrastrutture invasive (Metro C e Pup) che rischiano di alterarne l’equilibrio.

 

 

1._Ricostruzione_area_romana_5_milioni_di_anni_fa_parotto

Fig. 2 - l'area romana un milione e mezzo di anni fa

Il sottosuolo dell’Appio latino e del tuscolano è legato all'evoluzione geologica di tutta l'area romana; intorno ai cinque milioni di anni fa, l’assottigliamento della crosta terrestre legato all’apertura del bacino del mar Tirreno, causò lo sprofondamento del settore occidentale della catena appenninica per migliaia di metri (fig. 2).

Fig. 3 - L'area romana cinque milioni di anni fa

2._Ricostruzione_area_romana_15_milioni_di_anni_fa_parotto

Un milione e mezzo di anni fa, il mare iniziò a ritirarsi e si deposero sabbie e ghiaie ( sedimenti di tipo continentale in Fig. 3).

L’area romana fu poi interessata, nel pleistocene medio, dall’attività vulcanica dei distretti vulcanici dei monti Sabatini (nell’attuale territorio di Bracciano e Sacrofano) e del vulcano Laziale (attuale colli Albani) (fig. 4 - 5).

Fig. 4 - L'area romana duecento cinquanta mila anni fa. La colata lavica in primo piano è la colata di Capo di Bove

3-_Ricostruzione_area_albana_250.000_anni_fa_parotto

Tutto il territorio a ovest del Tevere, e quindi il sottosuolo dell’Appio latino tuscolano, è costituito per la maggior parte dai prodotti eruttati dal vulcano Laziale e, in minima parte, dai depositi dei monti Sabatini. L’attività fortemente esplosiva del vulcano Laziale, contemporanea a quella del distretto vulcanico Sabatino, iniziò intorno ai 600 mila anni fa e, nella sua prima fase, fino a 300 mila fa, ridisegnò completamente il paesaggio della campagna romana (fase denominata del tuscolano artemisio). Furono deposti 50 chilometri quadri di pozzolane rosse che, in alcuni punti,raggiungono spessori fino a 90 metri. Dopo la deposizione del tufo lionato la camera magmatica sottostante, ormai quasi svuotata, non supportò più il peso dell'edificio vulcanico sovrastante e crollò, formando la caldera1 tuscolano artemisia.

Fig. 5 - DEM Digital Elevation Mode dei colli Albani; è una ricostruzione 3D della morfologia ottenuta interpolando i punti quotati. Come indicato nella legenda dell'immagine, l'edificio calderico più grande è quello tuscolano artemisio. Le caldere più piccole riguardano i laghi di albano e nemi. Tra le lave si nota una lunga colata che entra fin dentro la città; è la colata di Capo di Bove. Gli antichi Romani ci costruirono sopra parte dell'appia antica da Frattocchie fino al Mausoleo di Cecilia Metella.

4._DEM_area_colli_albani

L’attività vulcanica dei colli Albani riprese con la fase denominata dei campi di Annibale o delle faete, datata fra 300 e 200 mila anni fa, ma nell’area di Roma non arrivarono più depositi, a parte una colata di lava detta colata lavica di capo di Bove, una lingua di lava che va dalla attuale Frattocchie alla base del Mausoleo di Cecilia Metella. L’ultima fase, detta idromagmatica finale,risale a 40 mila anni fa e riguardò i crateri di Ariccia, di Nemi e di Albano.

L’evoluzione dell’area romana continua e, negli ultimi 10 mila anni (fine glaciazione di Wurm) i corsi d’acqua hanno deposto i loro sedimenti: ghiaie, sabbie, limi e torbe. Depositi fluviali ricchi di sostanza organica che hanno raggiunto anche i 60 metri di spessore.

Ingrandimento di una carta topografica; Via Acqua Bullicante - angolo Via Tor De Schiavi. L'evoluzione delle cavità, per effetto della gravità, porta al crollo delle volte, lasciando delle forme tondeggianti, denominate sfornellamenti.

5._Sfornellamenti_tor_de_schiavi_acqua_bullicante

In generale, prima della massiccia edificazione del piano regolatore del 1931, gran parte di questo territorio era ancora un paesaggio rurale, coltivato e ricco di corsi d’acqua che sfociavano in parte nel Tevere, come nel caso della Marrana, e in parte nell’Aniene, come il fosso dell’Acqua bullicante, ed era caratterizzato da attività di cava sin dall’antichità (Fig. 6).

I terreni del quartiere, in buona parte sono vulcanici, ma esistono zone costituite da sedimenti fluvio-palustri. Questi ultimi sono terreni dalle scadenti qualità geotecniche e subiscono gli effetti delle vibrazioni.

Il problema delle vibrazioni non è da sottovalutare, in quanto è stato dimostrato che l’attività di cantiere produce forti vibrazioni che lesionano alcuni edifici. Emblematico è il caso della palestra del plesso scolastico Giosuè Carducci, in via La Spezia. La scuola ha subito per oltre 10 anni le vibrazioni prodotte dal Cantiere per la costruzione della Metro C, in aggiunta alle vibrazioni prodotte dall’assenza di manutenzione ai binari della Metro A (vedi il Dossier “Vibrazioni” pubblicato nel sito).

Gli edifici del quartiere nella maggior parte dei casi sono stati costruiti in modo corretto e i problemi derivano dalle strade e dai sotto servizi: la scarsa o assente manutenzione di sottoservizi, come le adduzioni idriche o le reti fognarie, può portare a perdite di acque e liquami in pressione che scavano il terreno (fenomeno del Piping) creando nuove cavità e collasso della carreggiata, come avvenuto in via Carlo Denina, angolo Via Fortifiocca.

Note

1 .Caldera; è un'ampia conca o depressione, spesso occupata da un lago e di forma circolare o ellittica, che si forma normalmente dopo lo sprofondamento della camera magmatica di un edificio vulcanico causato dal suo parziale svuotamento a seguito di un'imponente eruzione.

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