PostHeaderIcon Un palazzo pericolante nel cuore del quartiere "Senza casa 4 famiglie, nessuno si muove"

Repubblica - 13 aprile 2010

La denuncia di uno degli ex residenti: "La vicenda è cominciata nel 2008 durante i lavori di scavo dell'Acea. Per rimettere a posto l'edificio servono 400mila euro, ma dopo un primo intervento si è bloccato tutto"

di GIULIA CERINO

Quattro famiglie senza casa, un edificio pericolante, 400mila euro per rimetterlo in piedi e un conflitto di responsabilità. Siamo in via dei Savorgnan 6b, nel cuore di Tor Pignattara. Intorno al palazzo, una transenna del Comune impedisce l'accesso. Al di là della barriera, un geometra, figlio di uno degli inquilini dell'edificio, racconta la storia: "Le case di questa strada sono tutte state costruite negli anni '50 su delle cave di pozzolana profonde 9 metri circa. Le cave sono sempre state adibite a discarica perché non c'era l'impianto fognario.

Dopo ripetute richieste, finalmente, il Comune ha convocato l'Acea per progettare i lavori". A tre metri dal civico 6b di via dei Savorgnan, i lavori sono cominciati alla fine del 2007 e terminati nel marzo del 2008. Ma le trivelle e le pressioni esercitate sul sottosuolo hanno causato spostamenti del terreno e, date le cave sotterranee, il cedimento del lato sinistro dell'edificio. Siamo nell'agosto del 2008.
"Pochi mesi dopo la fine dei lavori - continua il geometra - abbiamo cominciato, a carico nostro, le riparazioni di un angolo della palazzina. Ma non sono servite. A distanza di qualche mese, infatti, i vigili del fuoco ci hanno fatto uscire dalle nostre case insieme alle quattro famiglie che vivevano con noi". L'edificio era pericolante e i vigili del fuoco hanno pensato bene di evacuare la zona in attesa che il Comune di Roma si occupasse della ristrutturazione dell'edificio al civico 6b. Ma a distanza di due anni dal cedimento, la situazione non è cambiata. Anzi, dopo il primo intervento di riparazione avvenuto nell'agosto del 2008 e costato ai privati 40mila euro, nessuno si è più occupato di via dei Savorgnan.

"Vista la gravità dello stato in cui versano le cavità sottostanti l'edificio e la precaria situazione strutturale dello stesso - si legge nella comunicazione di stato di pericolo fatta dallo stesso geometra - il Comune dovrebbe invece operare un intervento risolutivo. In altre parole, anziché effettuare il consolidamento dello stabile, sarebbe il caso di intervenire demolendo e ricostruendo la palazzina da capo a fondo. Una proposta, questa, che al Comune non dispiace. Anzi, in base alle ultime comunicazioni, l'Ente ha comunicato ai privati che una tale operazione è possibile 'a patto che siano loro a occuparsene'". Il preventivo: 400mila euro per riqualificare l'intera palazzina. Inoltre, il Comune consiglia agli ex inquilini di via dei Savorgnan di agire in tempi rapidi dal momento che "per un'eventuale crollo saranno loro i responsabili civili e penali".

Una sentenza, quella del Comune, "dovuta all'impossibilità di stabilire su chi debba ricadere la responsabilità del crollo dell'edificio a seguito dei lavori di costruzione dell'impianto di fognature", spiega il geometra. Chi ha sbagliato? Tutto cominciò quando l'Acea, l'Azienda comunale energia e ambiente, ottenne l'appalto dal Comune e decise, a sua volta, di appaltare l'esecuzione dei lavori a una ditta privata: la Injesctosond Italia spa. Tutto filava liscio. Fino al cedimento dell'immobile. Da quel giorno, l'inferno. L'Azienda comunale ha accusato l'Injesctosond Italia spa di aver eseguito male il progetto originario ribadendo che "il contratto d'appalto prevede la piena ed esclusiva responsabilità dell'impresa esecutrice su eventuali danni arrecati nel corso delle lavorazioni", mentre la ditta privata ha incolpato l'Azienda comunale, privata al 60 per cento, di aver progettato un impianto fognario senza tener conto del contesto e della situazione del sottosuolo. Il tutto con l'ok del Campidoglio a cominciare i lavori pur conoscendo la situazione del sottosuolo, ispezionato con ripetuti sondaggi. E invece, sottolinea il geometra, "le commissioni dei lavori pubblici continuano a disertare gli incontri mentre quattro famiglie, di cui due ancora pagavano il mutuo, sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni".

Ma la situazione potrebbe anche peggiorare. Perché "non solo questa palazzina ma tutta la zona adiacente a Via dei Savorgnan è in pericolo - dice preoccupato il consigliere Dario Nanni del Pd, vice presidente ai Lavori pubblici, giunto sul posto - Se il palazzo in questione dovesse crollare, finirebbe addosso alle altre palazzine o sulle macchine parcheggiate sul marciapiede". E in mattinata Nanni ha inoltrato una richiesta di incontro al consigliere del Pdl alle Politiche dei lavori pubblici e delegato ai rapporti con l'Acea, Fabrizio Ghera. In attesa di una risposta.